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NINETEEN

April 2014 Released: 2014, N/A Rating: 4.0/5 Reviewer: Erich Receiving an album from an Italian band that plays power metal is no surprise, and certainly Spellblast falls into this category. NINETEEN marks the band’s third album and a discarding of the previous two albums folk elements. NINETEEN seeks to mark its own path in a crowded subgenre, thus listeners will find the album to be more muscular, while less symphonic and technical then typical proto-Italian power metal ala Rhapsody of Fire, Labyrinth and others. Also serving as a distinguishing factor is the album’s concept story, which is derived from Stephen King’s The Dark Tower saga. Paired with Demons and Wizards TOUCHED BY THE CRIMSON KING, the two albums make for interesting but separate approaches to what is an epic tale. Regarding the story, the band does it justice in thirteen tracks of dedicated and passionate mid-paced power metal. There are symphonic elements, but they are more subdued than you would expect from power metal. Daniele Scavoni is the deliverer of tales, singing in a comfortable range that leans more towards Germanic power metal vocals than Italian.

Musically, the band keeps things varied with catchy riffs and memorable passages, while interspersing Sergio Leone inspired Spaghetti western music in a few tracks. One such tune is the excellent instrumental “Highway To Lud” that recalls Roland The Gunslinger’s journey to that decayed Mid-World city from the book The Wastelands. Other tunes lean much closer to progressive territory, as is the case with “Programmed To Serve”, a tune with an unmistakable Blind Guardian influence.

The signature track though is the powerfully melodic “Eyes Of The Void”, a song that demonstrates a perfect balance of chugging riffs, keyboards, and a catchy chorus. Considering that the band is unsigned and the album is self-produced by guitarist Luca Arzuffi, it sounds fantastic. While most of the ground here is familiar and well-traveled, the songs are memorable and strong. A few more up tempo tunes would have been welcome, as the novels themselves practically beg for some heavy and uncompromising parts (Roland challenging Cort, The Battle of Jericho Hill and others!). Unfortunately, Spellblast does not offer anything fast or very heavy but they do deliver some variety on the usual Italian style of power metal and as a result, NINETEEN is a worthy album. Fans of The Dark Tower, Blind Guardian, and Elvenking should find Spellblast a worthwhile discovery.

mh
As with Spellblast, I was attracted by their debut album, Horns Of Silence, in which came with great balance of folk elements and power metal. But it’s only on their latest release Nineteen (2014), that I manage to catch up with the band again. The band has changed a bit, the lead singer is now Daniel Scavoni. He is a good replacement, changing the band’s voices into more powerful, his character is compare to alike of Jorn and/or a slightly softer version of Russel Allen.

The first song Banished comes smoothly, starts with necessary introduction, then went into the familiar power metal feel. The guitar sounds great, making the simple power riffs accompanying the verses enjoyable. A safe start and nothing unusual, the solos is kicking as well. Eyes in the Void is having excellent drumming variation in the beginning, the song which starts in calm verses only perfected when the choruses reached later. There is a one minute plus instrumental works to follow, Highway to Lud. For a couple of listening, this folk experiment track will become familiar to your ear. A World That Has Moved On is a fast moving number, the choruses with the title sentenced fit well. Meanwhile, the whole album is written on basis of Stephen King’s Dark Tower saga, which I have no knowledge about. An orchestration interlude comes next, The Reaping is typical Italian symphonic metal with nice groove in it. The band gives a good atmospheric effect, a song titled Into Demon’s Nest sounds exactly like a soundtrack in the nest of undead. On Shattered Mind, the band is on top of their conceptual song writing, putting the song into a dialog-ish like structures. In which several passage reminds us to Dream Theater’s styles. And we still got half dozen of songs in the later part of the album.

Nineteen is a power metal album with consistency. On the whole album, there are many solid song writing inside. The band did not created much unnecessary experiments (except for track #3), if you like a straight forward album this is for you. The usage of folk elements is rather less though on this release, rather they excelled in putting the whole album into more melodic feel. Another Italian power metal band to spend on!

Metal Harem class : ********* eight stars out of ten

AAM

Spellblast: un disco praticamente perfetto!

Quando ascolto dischi come questo “Nineteen” degli Spellblast, mi convinco sempre di più dell’incapacità delle case discografiche nello scovare talenti! Una gemma come questo disco ed una band dal talento cristallino come gli Spellblast meriterebbero fior di contratti ed anche con major di livello internazionale, invece nulla!

A loro tocca autoprodursi l’album, mentre le etichette sfornano in continuazione immondizie musicali che ammorbano il mercato musicale. E sono anche convinto che se questi ragazzi fossero nati in Finlandia, oppure in Germania, se non addirittura negli USA adesso sarebbero super-sponsorizzati dalla major di turno; invece sono solo italiani e, lo ripeto e lo sottolineo, sono stati costretti ad autoprodursi questo album. Mi sembra davvero assurda questa situazione, ma è così e dobbiamo prenderne purtroppo solamente atto. Ma veniamo all’album ed alla sua eccelsa musica. Sono passati 4 anni dallo splendido “Battlecry” e tante cose sono cambiate per gli Spellblast; intanto la formazione è rimasta a 4 elementi, con Luca Arzuffi e Xavier Rota (rispettivamente chitarra e basso) quali unici superstiti, accanto ai quali registriamo la presenza del nuovo singer Daniele Scavoni (molto grintoso) e del nuovo batterista Michele Olmi (davvero potente e fantasioso).

Ma la novità principale sta nel sound della band: abbandonate praticamente del tutto le contaminazioni folkeggianti, adesso la musica degli Spellblast è un’ideale connubio tra i Blind Guardian e gli Elvenking, con qualche sporadico accenno agli Arthemis più recenti quando il sound tende ad indurirsi (come in “Shattered mind”). Un power metal quindi molto personale, fresco e finanche originale, particolarità estremamente difficile a riscontrarsi in un genere come questo. Doveroso, inoltre, evidenziare numerosi richiami alla musica ed alle atmosfere del Maestro Ennio Morricone, nelle sue mitiche colonne sonore di film che hanno fatto la storia del cinema mondiale; del resto trattandosi di un concept album incentrato sulla figura di un pistolero (ispirato alla saga della “Torre nera” di S. King), tali “citazioni” sono davvero calzanti. “Nineteen” è composto da 12 pezzi ed 1 intermezzo (“Highway to Lud”) semplicemente uno più bello dell’altro; un power metal che ti entra nel sangue e diventa linfa vitale per i padiglioni auricolari ed adrenalina per spingere il corpo a seguire il ritmo della musica, sia anche solo tamburellando le dita delle mani o le punte dei piedi, per non sbattere troppo il capoccione e rovinare ancora di più le vertebre cervicali.

Nel lavoro ci sono comunque delle potenziali hits che potrebbero indubbiamente essere utilizzate per spingere la band e farla conoscere in giro per il mondo; mi riferisco in particolare ad “Endless journey” (la mia preferita in assoluto, dotata di un coretto che si ficca in testa immediatamente e non va più via!), “Until the end” (tra le più “morriconiane”), “Eyes in the void” (abilmente scelta anche per un video), “The reaping” (la più vicina al sound dei bardi di Krefeld e che non sfigurerebbe affatto in un loro disco) “The ride” (mai titolo più giusto per una vera e propria cavalcata metallica!), “Programmed to serve” (con un lavoro chitarristico di Luca Arzuffi eccezionale!) ed “A world that has moved on” (in cui Michele Olmi mette in mostra le sue doti); è comunque tutto il disco a colpire in senso positivo, senza lasciar nemmeno un attimo di cedimento a livello qualitativo. In conclusione, “Nineteen” degli Spellblast sarà sicuramente uno dei dischi migliori del 2014 e non solo in ambito power; per quanto mi riguarda: una gemma di valore assoluto con pochi eguali.

METALLIZED

Irritazione, e delusione. Le prime due sensazioni che ho provato ascoltando Nineteen degli SpellBlast sono state queste, irritazione e delusione, perché non è davvero accettabile il fatto che un disco di tale bellezza sia autoprodotto e non venga pubblicato da un’etichetta capace di dare il giusto supporto a questa band. E non stiamo parlando di novellini sprovveduti con buone capacità ed idee, ma assolutamente ignari di come ci si muova nel mondo musicale. La band vanta la giusta gavetta ed esperienza e Nineteen rappresenta la loro terza uscita ufficiale. Nulla in questo disco è lasciato al caso, nulla è fuori posto, pochissime sono le critiche da muovere e si tratta più che altro di consigli o pareri personali; tutto è confezionato come si deve. Non lasciatevi ingannare dalle parole che spesso si spendono per le band italiane dette per campanilismo e che poi di sostanza ne hanno poca, questo disco è un esempio di come dovrebbe essere affrontato il metal, in Italia ed all’estero, da spingere l’appassionato ad investire i fatidici dieci-quindici euro e giustificarne in toto la spesa.

Partiamo dalla fine: il packaging, l’artwork e tutta la grafica sono ben curati; la qualità di registrazione, mixaggio e produzione sono di alto livello; l’esecuzione dei singoli è ineccepibile e gli arrangiamenti sono molto curati, si sente dalla prima all’ultima nota che ogni brano è stato ragionato, pensato e studiato a menadito, senza però perdere una certa freschezza e spontaneità, ma il vero punto di forza è proprio la capacità, veramente rara, di proporre un heavy piuttosto classico condito di power ed elementi folk senza risultare scontato e banale, lasciando l’ascoltatore libero di ascoltare tutte le tredici canzoni di un fiato senza mai annoiarsi. Nineteen è un concept ispirato alla saga de La Torre Nera di Stephen King e, per quanto ambizioso e difficile sia il progetto, gli SpellBlast riescono a concentrare il tutto in un disco riuscito anche sotto il profilo della continuità narrativa e della compattezza musicale. Tutto questo grazie ad uno spiegamento di forze che comprende un paroliere esterno alla band, Daniele “Geno” Caravina, Remo Baldi alla regia ed alle orchestrazioni ed alcuni ospiti che hanno arricchito il lavoro, nello specifico Alberto Condina alla tromba e Stefano Colleoni alla chitarra acustica. Consideriamo anche che il lavoro ha una ambientazione western e che a corollare il tutto troviamo arrangiamenti ed inserti in puro stile cinematografico che hanno un certo sapore -osiamo nominare una leggenda- alla Ennio Morricone ed il quadro è ben definito. Le atmosfere folk/epiche dei due dischi precedenti lasciano spazio dunque ad un folk di tipo diverso, facendo compiere alla band un passo avanti, pur restando quest’ultima ancorata saldamente ad un heavy/power roccioso. Tutti i brani sono ben confezionati, con riff e ritmiche grintose, linee vocali curatissime e ritornelli che senza essere immediati sono piacevolissimi. La prova di Daniele Scavoni, al suo debutto con la band, è esemplare, il suo timbro potente e graffiante si differenzia dalle voci acute stereotipate e talvolta sterili, risultando un ulteriore punto di forza della band; discorso simile per il nuovo batterista Michele Olmi, autore di una prova varia e precisa senza mai esagerare. I superstiti della vecchia formazione sono solo Xavier Rota al basso ed il leader Luca Arzuffi, abile compositore e buon chitarrista che, conscio di non essere un virtuoso delle sei corde, punta tutto sulla melodia e sulla cura delle singole note, creando fraseggi e trame melodiche molto belle. Forse gli unici limiti che non consacrano Nineteen ad essere un vero capolavoro si possono ricercare proprio nella mancanza di qualche episodio di virtuosismo o qualche brano più vario visto che i tredici brani si mantengono su terreni di mid tempo; ma questo a voler proprio cercare il pelo nell’uovo. Difficile anche citare brani in particolare, data la bontà di tutto il prodotto nel suo complesso, ma probabilmente l’opener Banished, A World Has Moved On, Until the End e Programmed to Serve si aggiudicano il titolo di top songs, mentre è inutile cercare filler poiché non ce ne sono. L’album va ascoltato a più riprese, scoprendo ogni volta nuovi dettagli ed arrangiamenti curati in maniera maniacale, perciò un’analisi track by track sarebbe davvero superficiale e darebbe poco valore aggiunto a quanto detto finora.

Arrivati alla fine del disco restano due cose: la voglia di riascoltarlo e tanta delusione, ancora, al pensiero che purtroppo questo Nineteen sarà apprezzato da pochi e la band non godrà della visibilità e delle soddisfazioni che meriterebbe. Da appassionato, ascoltatore e musicista, non passa giorno in cui non speri di trovarmi di fronte a dischi interessanti come questo. Se amate la musica, non commettete l’errore di snobbarlo.

Pffoooh…okay now…about 4 years ago colleague Erik did a review of the sophomore full-length release by this Bergamo (Lombardy) based Italian Power Metal act (and you can still consult it in the “Archive” section of this here website, posted 10/07/2010), but he kinda left out giving a decent history of the band…so that’s now up to me, ain’t it?

Well, the band was founded back in 1999 as a pure Power Metal six-piece act, but even that same year a first line-up change occurred, leaving only founding members Luca Arzuffi (lead guitar), Marco KasteCastellano (lead vocals) and Dibo (keyboards), who immediately took on new members Ivan Della Morte (rhythm guitar), Mauro (bass), and Beppe (drums). The latter two both left in 2000, and apparently only the drummer was replaced by Mattia, leaving the bass unoccupied until 2002, when the singer double-functioned for a year. Eventually, current bassist Xavier Rota entered the fold in 2003. Meanwhile, some more internal shifting occurred. As the original keyboardist left in 2001, Della Morte took over his function, also taking on backing vocals in the exchange. To fill in the void, Manuel was recruited on the rhythm guitar…but he left a year later, to be replaced by Claudio Arzuffi. 2003 also saw quite some movement on the drum stool, with Mattia departing to be temporarily replaced by Diego, and shortly after by Alberto Baldi. So…it’s with a line-up including Castellano, the two Azuffi‘s, Della Morte, Rota and Baldi, that the band recorded its 2004 5-track demo Ray Of Time.

The release was followed with several gigs, among which notable support slot shows with Stormlord and an appearance at UK’s Bloodstock 06. The latter however, was already with new singer Jonathan Spagnuolo (formerly of Vigdis, now with Drivhell), whom made his recorded debut on the February 2007 released debut album Horns Of Silence (issued through Metal Crusade Records). Oddly enough, even prior to that debut album was released, a split album with Aleph, Fuoriuso and ProgressiveXperience (which was apparently distributed by famed AOR label Frontiers Records) came on the streets, with three songs also on the demo, on which drums were performed by session drummer Edoardo Sala (whom was to join the band officially in 2008). Some more confusion, anyone? On their own site (www.) spellblast.com, the band states that their debut album (on which Elvenking‘s Damnagoras did a guest vocal performance) was originally self-released at the end of 2006 (oh wait…I’m beginning to see through the apparent mists!), and then the band was picked up by Fear Records (and the album was subsequently distributed by Self in Italy, and by Frontiers Records on the international market). The album’s sound, which is still mainly Power Metal based, starts to show some Folk music infusions at this time.

On the side, it should be mentioned that in 2008, Luca Arzuffi also starts playing in Folk Metal act Folkstone (a side-venture which would last until 2010). Della Morte apparently found an exit of the Spellblast venture, and so to record the band’s 2010 album Battlecry, Luca invited the Folkstone bagpipe players to enrich the album with their sounds! As guest singer, the band this time called on Fabio Lioni (of Rhapsody Of Fire and Vision Divine fame), and they even did a couple of shows with him added to the line-up. But, sadly enough, more line-up changes were to follow during the writing process of the current album. It’s all a bit jumbled-up, depending on which source one consults. The band itself speaks of replacing its drummer and rhythm guitarist, recording a video for their track “Ragnarok (Dream Of The End)”, and having some dates planned for a short Finland tour toward the end of May of last, prior to goin’ into the studio to record their third album. We find that Sala is indeed replaced by one Luca Cortese, whom himself is replaced by current drummer Michele Olmi (also active in Chronosfear) in early 2013. Around that same time, the band exchanges its frontman for new singer Daniele ScavoScavoni…and we now find that the rhythm guitarist has also decamped. Making the actual line-up for the new album a foursome!

About the album itself…it’s a concept thing, loosely based around Stephen King‘s The Dark Tower. No idea what the latter’s actually about, but there you have it: a concept album…with lyrics written by one Daniele GenoCaravini…and with an amazing amount of keyboard-generated strings and orchestrated sounds, for a band not even sporting a member to execute those sounds on a stage, if need be! Of course, in the studio the band could rely on co-producer Remo Baldi (hum…family to Alberto, by any chance?) to work out all orchestral arrangements, but how would the band manage on stage, I wonder? Then, there’s also a couple of songs on which trumpet (courtesy of one Alberto Condina) and some”church” bell percussion is used (with as effect some Ennio Moricone-like music – check the instrumental “Highway To Lud”, parts of “The Reaping”, the opening section of “Until The End”, and the second part of album closing track “The Calling”), as well some acoustic guitar (played by Stefano Colleoni). Also, there’s quite a lot of guitars on the album, with occasionally two lead guitar parts on top of a rhythm guitar! The singer has a really powerful voice, and his English is relatively without accent (except in the way sentences are occasionally ended, you’d think he – and his aiding backing singer – never spoke any Italian at all).

As per usual, I’ve looked around on Internet to find some sites on which you can find some music y the band, and I have to say that all of the band’s previous material (including the demo) can be found in the “Music Store” section at (www.) facebook.com/spellbound, and in the “Music Player” section you can link to the band’s official store, where you get a possibility to listen to samples of all of the new album’s 13 tracks & songs. For an official video of the new album’s “Eyes In The Void” (which is regrettably without any of those Western music influences), surf to (www.) reverbnation.com/spellblast.

BATTLECRY

IMPERIUMI

Spellblastin parin vuoden takainen debyytti Horns Of Silence on jäänyt mieleen plusmerkkisenä kokemuksena, mutta kakkospitkäsoitto tekee pienoisen särön kilpeensä. Voimametallin rippeetkin alkavat olla karistettu, lukuun ottamatta elinkelvotonta power-läpsytystä Brave And Fiercea. Muuten polkataan ripeätempoisen folkmetallin tahtiin, jossa viulu- ja hanuriosasto raikaavat. Eroa edeltävään levyyn on sen verran, että meininki on astetta vakavamman tuntuista, eivätkä kappaleet ole enää yhtä tarttuvia. Power-poljentoa onkin syrjäyttämässä proge-poljennon metsänpeikko. Vastaavaa liimapintaa kuin kakkosraita Drinkin' With The Godsissa täytyisi löytyä lisää. Liekö vanhan idolin, Fabio Lionen, läsnäolo ja avitus studiossa pistänyt sekstetin ylähuulen jäykäksi. Rhapsody of Fire –solisti vierailee kappaleissa History Of A Siege: Heroes ja History Of A Siege: Slaughter, mikä keräilijöille tiedoksi. Vokaaliosastosta puheen ollen, SpellBlastin rahvaanomainen ilmaisu kaipaisi kuumeisesti römeämpää tulkintaa, kuin Jonathan Spagnuolon italialaistenoria.

METAL CRYPT

I heard a lot of good stuff about Spellblast's debut album Horns of Silence, but when I finally got around to hearing it I was not impressed. Now here we have album number two for this Italian band who play double-bass Power Metal flavored with folk music. The 'folk' part is not that pronounced, consisting mostly of violins used to accent the music, and a general folky vibe to the riffs and vocal melodies. I have to say I like this a lot better than Horns of Silence as one: the production is miles better, and the folk elements are integrated better into the music as a whole. Vocalist Jon Spagnuolo has improved a lot, especially in the realm of creating memorable and enjoyable vocal hooks. The entire album is sprinkled with spot-on melodies and catchy phrases, with nary a trace of growling, which folky bands often feel compelled to include. There is still an overall stylistic similarity to old Elvenking or maybe Turisas, but this album is miles better than anything either of those bands have released. The music here is sometimes a bit clunky, but it more often actually soars. What I'm trying to say is I was all set to give this disc a resounding "Meh" but instead I have to admit that I was entertained through the whole thing. This is not the most wonderful thing ever, but this is a hell of a fun disc of folkish Heavy Metal. I recommend it.

AUX PORTES DU METAL

Il y a trois ans de cela, le groupe Spellblast sortait son premier album, Horns of Silence. Aujourd'hui, c'est Battlecry qui sort, un album auto-produit, et sur lequel on retrouve un de leur compatriote, un italien bien connu, j'ai nommé Fabio Lione de Rhapsody of Fire ! Douze morceaux homogènes de power metal rythment cet album. Homogène, c'est le mot à retenir. Car même si les instruments sont maitrisés, qu'il y a un côté folk fort sympathique, que le chanteur a une voix plaisante mais passe partout, que Fabio Lione apparait sur History of A Siege - Heroes, il faut dire qu'il n'y a pas de véritables surprises sur l'album. C'est du déjà entendu et assez répétitif dans la technique. Douze morceaux, c'est peut-être un peu trop quand on est dans un cas de figure comme celui-ci. Le véritable souci, c'est surtout que les morceaux pris un à un sont sympathiques, agréables à écouter, frais, on apprécie la technique, les côtés folk qui ressortent, mais dans un tout, on se lasse. Ce n'est pas un album mauvais par lui même, seulement, il manque cruellement de diversité, même dans le chant qui est très prévisible. Les titres, d'une durée moyenne oscillant entre trois et quatre minutes bien souvent, sont assez communs en somme. Cependant, chacun d'entre eux a un plus qui fait qu'on les apprécie pour ce qu'ils sont, en essayant de faire fi de ce que l'on a entendu avant et après. De plus, il faut le reconnaître, Spellblast n'apporte pas grand chose à la scène power metal, joue juste dans la continuité de ce que l'on connait déjà ! Voici un album engageant, avec des musiciens qui savent où ils vont et veulent aller, à la technique plutôt appréciable. Mais Battlecry est trop homogène, n'apporte aucune surprise à partir du moment où l'on a compris le fonctionnement de Spellblast. C'est dommage car le groupe a du potentiel, et que les morceaux sont bien, mais une fois encore, pris séparément et non dans un tout qui devient lassant !

METALLUS

Disco numero due anche per i lombardi Spellblast, con il loro power metal intriso di tinte folk. “Battlecry” non si discosta poi molto dal predecessore, uscito tre anni fa, mostrandoci una band in forma, che sta seguendo il proprio percorso di maturazione. L’heavy power dei nostri poggia le proprie fondamenta su solide basi chitarristiche ed una sezione ritmica quadrata e robusta, lasciando poco spazio ai tappeti ed agli arrangiamenti di tastiera. A caratterizzare le dodici song di “Battelcry” con un’impronta folk ci pensano alcuni inserti di violino e cornamusa, avvicinando gli Spellblast ai connazionali Elvenking. L’inizio dell’album, a dirla tutta, non è dei più convincenti, con la moscia “Cold Wind Of Death”, ma ci pensa la spedita “History Of A Siege: Heroes” a cambiare subito le carte in tavola, grazie anche alle vocals di Fabio Lione, che valorizzano il melodico refrain di Jonathan Spagnuolo. Il cantante dei Rhapsody e Vision Divine fa la propria comparsa anche nella seconda parte del brano, “Slaughter”, conferendo una marcia in più ad un canonico pezzo power. Gli Spellblast hanno compiuto decisi passi in avanti a livello di songwriting, mettendo sul piatto song dirette e ben costruite (raramente superano i quattro minuti), ma a discapito della freschezza degli esordi. Il disco termina in crescendo e mostra il lato migliore della band nei momenti più divertenti e folkeggianti, tra elettrizzanti cori epici ed i contagiosi interventi strumentali della title track. Tirando le somme, “Battlecy” risulta un album gradevole, che nulla aggiunge a quando scritto finora in termini di power folk metal, ma diventa un acquisto obbligato per i fan del genere.

WHIPLASH

E agora chegou a vez de “Battlecry” e, bom, certamente a ilustração da capa não ajuda muito, mas é inegável que, musicalmente, sua proposta avançou significamente. Os componentes folks - violinos, gaitas de foles e teclados - estão ainda mais fortes e melhor integrados às estruturas do Power Metal, com a banda trabalhando com afinco para que tudo adquira um caráter mais épico, com aquela conhecida vibração de triunfo guerreiro. Assim, o SpellBlast parece estar se aproximando de uma sonoridade particular em meio a um panorama congestionado pela mesmice. A audição é fácil, com uma agressividade devidamente calculada ao lado de melodias que cativam mesmo. E há dois convidados para aumentar o brilho de "Battlecry". O sempre impressionante Fabio Lione (Rhapsody Of Fire) cantando em “History Of A Siege – Heroes” e “History Of A Siege – Slaughter” e Lorenzo Marchesi (Folkstone) tocando suas gaitas de fole. Com "Battlecry", os músicos do SpellBlast mostraram o quanto cresceram como compositores - inclusive se encarregando da própria produção em um resultado totalmente satisfatório ao exibir cada instrumento em seu devido lugar e com uma apropriada nitidez. Em suma: Um registro muito bacana que será apreciado pelas mais variadas vertentes do Heavy Metal, em especial a do Power e Folk Metal Melódico. Pode conferir!

METAL TEMPLE

SPELLBLAST is a power/folk Metal band from Italy. They started out as a pure power Metal band, but are now incorporating some folk Metal elements into their style. Italy seems to be a good place for power Metal bands as of late. These guys are pretty good, not great, but very good. My main gripe is that the songs are too short. It’s like they aren’t able to keep a good idea afloat for more than three or four minutes or so, with the majority being in the three minute range rather than four. There is a slight “epic” if you can call it that. The song lasts a whopping five minutes and twenty two seconds (sarcasm mode off). The stand out on this album is “Battlecry”. The main theme here seems to be battle and fighting, sort of like MANOWAR. If you are going to pick a band as an influence, you might as well pick the mighty and glorious MANOWAR! There are plenty of violins and keyboards present, and they add to the mix. I don’t see them being able to replicate the whole sound live without backing tracks as is the case with many power metal bands and is not necessarily a bad thing. I have always been drawn to a sound that is more complicated. I feel it gives the music more depth and intricacies. The vocals are handled very well by Jonathan Spagnuolo. It seems that vocals have been a hard thing for power Metal bands to get right as of late. This is no doubt due to the plethora of these genres of bands springing up like weeds. Somehow, SPELLBLAST managed to get a very good vocalist. If you have a bad vocalist, the best backing music in the world won’t help any. The production is surprisingly crisp. I truly didn’t expect this album to sound as good as it does, considering the fact that I have never heard of their label before. There is some good double bass drumming, but it never goes overboard into the speed Metal territory. These guys have a certain sound in mind, and don’t stray far from it at any given moment. There are tempo changes in the songs. It’s not just mid tempo the whole way, or slow or fast. They manage to add at least two elements of tempos in most of the songs, but the majority (if there must be one) would be classified as up tempo. I like that in a power Metal band. No slow or plodding songs are needed to prove how 'diverse' they are. Don’t forget the bagpipes, whatever you do! I like them a lot here. Nothing says power Metal more than a few notes from a Scott’s man playing the bag pipes. I am just joking. It all fits in well with the folk elements. Hopefully they will add longer songs in the future. If you like folk Metal, this is a must for you. Battlecry has arrived. I hope you like it as much as I do. This band has a bright future ahead of them in my opinion.

HORN OF SILENCE

LORDS OF METAL

Nima : Hoeveel melodieuze power metal bands Italië inmiddels wel niet heeft afgeleverd weet ik niet eens meer. Het zijn er in ieder geval heel wat en onlangs kwam ook SpellBlast zich aan de Italiaanse power metal front melden.

Deze jongens hebben zoals vele genregenoten geluisterd naar Rhapsody and Domine en laat op dit debuut negen symfonische nummers horen die op eerste gehoor best lekker klinken. De riffs klinken lekker, de melodieën zijn goed uitgewerkt en het geheel is strak neergezet. Bovendien heeft men een zanger die echt kan zingen en dat maakt gelijk veel goed. Naast Rhapsody heeft men ook goed naar landgenoten van Elvenking geluisterd en veel folky invloeden van die band in de muziek verwerkt. Het feit dat Elvenking zanger Damnagoras op drie nummers meezingt maakt de vergelijking ook meer voor de handliggend. Ik wil echter niet zeggen dat SpellBlast een klakkeloze kopie van de bovengenoemde bands is, maar origineel is het ook niet.

Dat is dan ook gelijk mijn punt van kritiek. De nummers zitten prima in elkaar, de productie laat niets te wensen over en de heren laten speltechnisch ook geen steekjes vallen. Alleen heeft de band totaal geen eigen gezicht om enigszins op te vallen in de overvloed aan releases. Fanatieke power metal fanaten moeten deze CD zeker eens beluisteren, maar om het maar met een cliché te zeggen: we hebben alles al een keer vaker en beter gehoord.

MUSIC WAVES

Un coup d’œil sur la pochette et vous aurez une idée assez nette du style du groupe ; les titres des plages musicales ne sont pas équivoques non plus. Bienvenue dans le monde des dieux guerriers, des forêts (enc)hantées, des chevaliers de l’ombre, des gobelins, des licornes et des dragons qui volent. Mais d’où nous viennent-ils ces preux chevaliers ? Non, pas des forêts sombres et froides des vikings de Fintroll, mais bien de l’Italie du métal fantasy de Rhapsody (of Fire) ou encore du métal folk de leurs amis d’Elvenking. Formé en 1999, c’est le premier album de ce groupe, après une démo parue en 2004 dont trois titres sont repris ici.

La musique proposée est bien en phase avec l’artwork du cd, et inspirée par les groupes précités. Et si l’originalité n’est pas absente, elle provient plus de la recette concoctée et de son expression que des ingrédients utilisés. Les ingrédients? Tout ceux du power métal et du speed mélodique, agréméntés d'éléments symphoniques, de rythmes et sonorités folk, et de bruitages de circonstances. La recette est prête, dégustons.

C'est « In the Name of Odin » qui sonne le premier le cor et donne immédiatement le ton. Corne de brume, pas dans la neige en intro, sections power, sections plus folk, mais le tout est bien agencé et cela fonctionne. Le liant, c’est la voix de Spagnuolo qui rappelle étonnamment Daniel Heiman de Heed et ex-Lost Horizon. « Lost in the forest », très power métal, rappelle même un peu Freedom Call. Les vocalises sont impeccables et Damnogaras de Elvenking s’y intègre judicieusement (il est encore présent sur deux autres morceaux). « Losing Reality » est dans la même veine et assez réussi.

« Glory to the Gem » est probablement le morceau le plus ambitieux du disque. Très belle intro à la guitare acoustique, claviers aériens, voix angélique et puis cela démarre, guitare en avant sur sonorités de cors. La suite du morceau est plus conventionnelle, mais soutenue par la belle voix de Spagnuolo, pas trop linéaire. La fin revient sur la très belle mélodie de l’intro, pas mal du tout.

Ensuite, place au morceau le plus déjanté du disque ; le plus influencé par le folk aussi. Sonorités de flûtes, rythme et chœurs polka ; les paroles évoquent ces petits monstres fabuleux que sont les gobelins. Les percussions à tendance tribales sont très réussies et le métal est accouché avec l’emphase d’un bon Manowar. Les passages folk (violons) et les soli de guitare bien juteux sont ensuite alternés avec beaucoup de bonheur. À mon sens le meilleur morceau de l’album, le plus personnel en tout cas, même si je dois avouer qu’il m’a fallu quelques écoutes pour y accrocher. Mais maintenant c’est sûr, j’y crois, « Goblins are all aroooouuuunnnnddd » .
Ce n’est pas fini, la suite est à la hauteur. Un très bon et bien power « Legend of the Ice Wolf » parsemé de notes symphoniques. À nouveau, la voix et les chœurs y font merveille et la rythmique est en … métal. Au niveau d’un très bon Rhapsody of Fire, mais avec sa personnalité propre. « Sign of the Unicorns », avec des passages typés « speed mélodique » et de solides parties de guitare, maintient l’intérêt. « Resurrection », très court, accélère encore un peu le rythme tout en donnant un nouvel aperçu des capacités vocales du chanteur. « Knights of Darkness », confirmant l’approche symphonique, clôt l’album avec ambition, mais accroche peut-être un peu moins au niveau de la mélodie.

Un des gros atout de Spellblast est son chanteur, Jonathan Spagnuolo, dont la ressemblance avec Heiman est frappante. Et comme ce dernier est, à mon avis, un des meilleurs vocalistes de la scène métal, vous m’aurez compris ! Spellblast digère également avec talent ses influences, auxquelles j’ajouterais Blind Guardian et Falconer pour la variété et l’esprit épique. Une autre grande qualité, la prestation du batteur, qui ne se contente pas de suivre la mélodie, mais guide souvent le morceau. La production a aussi l’avantage d’être claire et de laisser les instruments s’exprimer pour proposer une musique relativement complexe mais jamais compliquée.

Tout n’est cependant pas parfait. Les influences folk dont ils ne semblent connaître qu’un seul rythme, sont un peu lassantes à la longue. Mais nous retiendrons surtout de ce premier album leur enthousiasme et leur envie de bien faire ainsi que le bon moment passé à écouter ces légendes fantastiques. Très bon album donc, certainement une révélation, mais le prochain devra affirmer cette personnalité issues de toutes ces bonnes sources d'inspiration.

IMPERIUMI

Traditionaalisen voimametallin eväiden ollessa syöty jo lukuisia kuunkiertoja sitten, keksii vuosituhannen vaihteessa perustettu italialainen Spellblast sotkea joukkoon pakanamenoa ja kansanmusiikkia. Rystyset valkoisena laukkaamisen rinnalla albumilta kuuluukin orgaanista hilipatipippaa-poljentoa, viulua sekä "hey la lai hey" –kuoroja. Mukana olevat huiluäänet ja käyrätorviefektit ovat taas ilmeisesti toteutettu kosketinsoittimilla.

Satunnaisesti, kuten Kai Hansenin sarvesta peräisin olevan kuuloisissa Glory To The Gemissa ja Sign Of The Unicornsissa nakerretaan peruspowerin ydintä mutta muuten folk-vaikutteet ovat läsnä vähintäänkin fifty-sixty -mittasuhteessa. Lisäpoikkeuksena tosin Satanin ja Warlordin kaltaisia 80-luvun underground-metal-toimijoita muistuttava Lost In The Forest, joka erilaisuudestaan huolimatta tai juuri sen takia nousee Horns Of Silencen parhaaksi raidaksi ja irtobiisinäkin kuluneen vuoden kärkeen koko metallin genressä. Vähintäänkin tyydyttävästi kaikessa yrittämässään onnistuvan kuusikon debyytti on pienoisesta hajanaisuudestaan huolimatta vankka astinlauta suurempiin tekoihin.

AUX PORTES DU METAL

Spellblast, ce nom vous est très certainement inconnu, normal, ç'est un groupe italien qui sort ici son premier album * Horns of Silence... Le dernier album de métal italien que j'ai chroniqué étant une sombre horreur, c'est avec un peu d'appréhension que j'abordais cette chronique, et vous penseriez comme moi si vous aviez écouté le dernier Ivory Moon...

Et bien Spellblast nous montre, une fois encore, qu'il ne faut jamais faire d'un cas une généralité. Horns of Silence nous offre 47 minutes d'un excellent power métal teinté de folk ambiance fantasy. Dès l'ouverture, "In the name of Odin" envoie grave, et ce n'est pas fini.

"Lost in the Forest" est un vrai tube en puissance, rythmique accompagnée de claviers survitaminés, refrain imparable, break excellent et bien trouvé, dès la seconde piste, on entrevoit un sens de la composition et de la mélodie très poussés qui seront confirmés tout au long de l'album.

L'ensemble de l'album est donc très varié, parfois très heavy/power comme sur les trois premiers titres, parfois plus calmes et folk, comme sur l'intro de "Glory to the Gem", sûrement la perle de l'album, pleine de breaks et de nuances, à l'image de l'album, parfois calme, parfois énervée...

Flûtes, accordéons ou gimbarde accompagnent d'autres morceaux, apportant des ambiances tout droit sorties de la littérature Heroic Fantasy, comme sur "Goblin's song" qui renvoie directement dans une taverne nain de Tolkien.

Le reste de l'album est dans la même veine, mélodies accrocheuses, musiciens et vocaliste excellents, compositions variées et qui tiennent la route, Spellblast, pour son premier album, transforme l'essai et nous offre donc un très bon disque de power/folk métal à ne pas laisser passer !

METAL CRUSADE

2004 hatte ich das 5-Track-Demo der Italiener vorgestellt und ihnen für diesen Output eine sehr gute Benotung gegeben. Mit „Horns Of Silence“ liegt nun das erste offizielle Lebenszeichen auf dem neu gegründeten Italo-Label Metal Crusade vor (merkwürdigerweise wird die Bemusterung und Promo-Arbeit von der chilenischen (!!!) Firma Risestar gemacht). Beim Abgleich der Daten fällt auf, dass man sich um einen zusätzlichen Rhythmus-Gitarristen ergänzt und die Stelle hinter dem Mikro neu besetzt hat. Des Weiteren hat man drei der Songs vom „Ray Of Time“-Demo, nämlich die drei melodischen Power Metal-Granaten „Lost In The Forest“, „Glory To The Gem“ sowie „Sign Of The Unicorns“ wieder verwendet, während man auf das Instrumental und die Halbballade verzichtet hat. Wie schon auf dem Demo überzeugen die Tracks, insbesondere „Glory To The Gem“ mit ihren starken Refrains. Freunde deutscher Melo-Speed-Kapellen wie Helloween und alten Blind Guardian dürfen ohne weiteres zuschlagen. Bei den Songs neueren Datums fällt auf, dass in diese oftmals ein folkloristischer Touch eingearbeitet wurde. Sei es der Aufbau als komplettes Traditional („Goblins´ Song“) oder durch einzelne Folk-Passagen, wie beispielsweise der ungewöhnlichen Melodieführung im Opener „In The Name Of Odin“ oder einzelnen folkloristischen Einsprengseln wie in einigen der restlichen Songs.

METAL TEMPLE

In an extremely bizarre twist of fate, the UK had their first taste of Italian fantasy metallers Spellblast before they had even released this, their debut full length, at the increasingly popular Bloodstock festival last year. Unfortunately I don't think it took off as well as they thought it might, but hopefully this will all change with the release of "Horns of Silence", a masterfully executed release of uniquely structured melodic power metal. Taking their cues from medieval-garbed warriors of metal such as The Storyteller, Thy Majestie and Elvenking, Spellblast distinctively blend melodic speed metal with stylised folk, without overstepping the boundaries of orchestration overload. In structure rather than sound, the songs themselves are reminiscent of latter-period Blind Guardian, particularly "A Twist in the Myth", where the tracks are spawned from an initial idea and expand into a latticework of influence and melodious accomplishment. Aside from the rather typical, yet expertly performed vocal stylings, Spellblast's sound owes a lot to Blind Guardian and to a lesser extent Savage Circus. The fantasy element to their lyrics is overtly flamboyant, which I believe adds another dimension of enjoyment to the already perfected musical formula. At times, with the often plodding, violin-led folky polka segments, people may think this a little too D&D metal as it were, and probably won't take it seriously, which I'm sure was the intention in the first place. Every track on "Horns of Silence" has something new to offer, whether it is the sweeping majesty of "Sign of the Unicorn" or the growing incursion of regal delights in the ultra-catchy "Glory to the Gem". Spellblast have a finger in every power metal pie here, and mix them together to create a very tasty slice indeed. Elvenking vocalist Damnagoras offers his vocal talents to a couple of tracks, "Lost in the Forest" amongst others, and due to the slick production of Stefanini Luigi and the band themselves, the songs sound huge without needing epic choirs or cod symphonics. The percussion in particular is inspired, utilising every inch of the kit without spending too much time snapping the feet – although there is an archetypal use of the kick drums here – and the guitar work is of a standard typical of third or perhaps even fourth release quality. With tracks like "Goblin's Song", "Legend of the Ice Wolf" and the Dark Moor-tinged "Losing Reality", Spellblast have created possibly the best power metal debut of the year, one that will appeal to any outstanding fan of catchy, hook-laden fantasy metal, who wouldn't mind spending an hour around the fire with the dwarves, elves and goblins. Let's fill up those mead horns, men, we have a journey to undertake!

PAVILLON

« Aller, ça suffit, enlève ce disque de dark ambiant et viens un peu te bouger les miches ! ». Une cape, une épée, un cheval, et c’est parti pour l’écoute d’ « Horns of silence », premier album de Spellblast. Y a-t-il encore des gobelins en Italie ? oui apparemment, démonstration en 47 minutes. Du power métal en provenance d’Italie ? brr, voilà de quoi faire peur aux plus mauvaises langues et blasés du heavy métal (dont je suis). Et bien voilà, prend ça « in your face !» comme on dit, le 1. « In the name of Odin » impose le respect, et incite à une écoute d’un coup beaucoup plus intéressée. Tout part à 100 à l’heure, avec une rythmique qui entraîne directement sur les champs de bataille ou dans les tavernes, au choix des compositions. Si Finntroll faisait du heavy métal, peut être auraient ils pu écrire « Goblin’s song » ? Accordéons, flûtes, et un léger trait de gimbarde sont effet au rendez vous sur un album au demeurant plus heavy/power métal que folk médiévale. Horns of silence sait donc jouer avec les rythmes (« Sign of the Unicorn ») et diverses ambiances, donnant à chaque composition une nouvelle couleur, mettant par exemple en évidence des titres parfois très épiques comme « Legend of the ice wolf » ou « Knights of Darkness », avec chœurs et trompes guerrières qui n’aurait pas déplut à Blind Guardian. Mais Spellblast révèle surtout d’excellents combattants, heu… musiciens, avec un clavier qui se la donne et surtout un vocaliste qui assure de superbes parties de chant. Voilà un timbre de voix des plus agréables qui sait ne pas se cantonner uniquement dans les aigus ! et dire que Horns of silence n’est qu’un premier album ? quel coup de maître qui présage beaucoup de belles choses à venir pour Spellblast ! C’est en tout cas ce que tout le monde, même les blasés du heavy métal (dont j’étais), souhaitent à une formation dont nous attendrons le prochain album avec impatience.

METALLUS

Senza troppa difficoltà possiamo indicare negli Spellbast, formazione italiana, una sorta di erede degli Elvenking, ma con un piglio decisamente più immediato rispetto al gruppo d’ispirazione. Gli Spellblast infatti prediligono un power metal classico unito a folk ma senza inserire o sminuire l’apporto decisamente forte della melodia “semplice” che definisce il genere di base dei nostri. Il risultato, dopo un bel primo DemoCD (‘Ray Of Time’) è un esordio che ribadisce la buone qualità intraviste nel passato e le rende ancor più evidenti. ‘Horns Of Silence’ inanella un bel numero di song che convincono sin dal primo ascolto e ravviva decisamente la fiamma del power metal italiano ultimamente un po’ scolorita. Forse alcuni potrebbero accusare di ingenuità certi pezzi come ‘Lost In The Forest’ (in cui guarda caso, compare come ospite alla voce proprio Damnagoras degli Elvenking, a dimostrazione che il paragone era tutt’altro che azzardato) ma ciò che conta è che il brano si dimostra estemamente catchy, con un coro che si fissa immediatamente nella mente dell’ascoltatore e una costruzione di sovrapposizioni voci di tutto rispetto. Altro pezzo veramente riuscito è ‘Glory To The Gem’, power metal puro, che esplode ancora in un refrain di quelli che non si dimenticano e cesella una bella prestazione del singer Jonathan, a suo agio sia nei momenti più dolci e melodici, sia nelle sfuriate metalliche. In ‘Goblins’ Song’ possiamo riassaporare buone dosi di folk al servizio di un ritmo forsennato che sottolinea la buona prova di Xavier (basso) e Alberto (batteria). I testi del CD, tutti contenuti nel bellissimo booklet del CD, sono improntati su saghe fantasy e quindi anche gli appassionati del genere avranno di che divertirsi. Insomma, chi vuole ascoltarsi un buon prodotto di power metal con forti dosi di folk “inside” deve procurarsi ‘Horns Of Silence’.

HARD SOUNDS

Il debut degli Spellblast viene alla luce dopo un paio d'anni dal demo; in questo periodo, la band si è dedicata ad un'intensa attività live che li ha portati a calcare palchi di una certa importanza, tanto che ora non si può certo più dire che il gruppo sia poco noto. E' quindi con una certa curiosità che ascolto il frutto del loro lavoro compositivo, emergendo dall'ascolto peraltro parecchio soddisfatto: nonostante i cambi di line up, questi ragazzi sono riusciti a mantenere la rotta ed a sfornare un lavoro personale e di buon livello. Gli otto brani che compongono "Horns Of Silence" sono infatti un ottimo compromesso tra sonorità alla Blind Guardian dei primi anni '90 e realtà più recenti come i nostrani Elvenking (il cui singer Damnagoras, tra l'altro, compare come guest su "Lost In The Forest"): un Power Metal potente ed aggressivo, con forti componenti di Folk e linee melodiche assolutamente apprezzabili. Tra i brani spicca subito la già citata "Lost In The Forest", già presente sul demo della band, ma anche la tribal-bucolica "Goblins Song": una canzone da falò, notte nel bosco e litri di birra di grande effetto. Senza dilungarsi sulle prestazioni individuali, comunque tutte di buon livello, i miei più vivi apprezzamenti vanno all'uomo del sintetizzatore: ricco di fantasia, Ivan segue o trascina, getta le basi o riempie, mostrando una versatilità ed una conoscenza dei suoi mezzi veramente degne di nota. Applausi per lui, ma, si diceva, anche per gli altri: gli Spellblast sono compatti, il disco non presenta sbavature di sorta; le idee sono buone e ben sviluppate, la produzione rende giustizia a tutti... signori, è veramente un buon disco, non è che ci sia molto altro da dire. Dategli una possibilità , ne vale la pena!

MMUSICAL NEWS

Il power metal non è un genere musicale passato alla storia per la sua grande varietà dal momento che troppo spesso le band che lo propongono sembrano una la copia dell’altra.Questo cd lascerà pero' un segno nel panorama della musica alternativa. Perciò quando ho avuto tra le mani Horns of Silence, il primo full lenght ufficiale dei nostrani SpellBlast ho iniziato a pensare che fossi innanzi all’ennesimo lavoro palloso, composto da canzoni tutte uguali, prive di una vera vena creativa di fondo, della serie “suoniamo tanto per perdere tempo e per fare i fighi sul palcoscenico”. E invece come nel mio ormai vecchio e bacucco stereo ho inserito suddetto cd mi sono dovuta immediatamente ricredere perché il sound che questi giovini propongono è ben lontano dall’essere definito come banale e sentito e risentito grazie ad alcune accurate pennellate folk che donano al tutto un sapore squisitamente fiabesco che in questo contesto non guasta affatto. Le liriche proposte, nove in tutto, rivelano nella loro splendida “architettura strumentale e armonica”, una ragguardevole capacità interpretativa non solo del loro validissimo vocalist che non sbaglia un colpo ma anche degli altri componenti del gruppo. Non c’è che dire: Horns of Silence è un lavoro da amare, da ascoltare e ri-ascoltare più volte anche di seguito per comprendere al massimo grado tutte le sue infinite perle di cui è ricco.

SHAPELESSZINE

Quelli tra voi che ascoltano musica metal da più di un decennio, sicuramente ricorderanno l'immensa ondata di band power metal che sommersero il mercato a partire dal '96/'97. In quel periodo trovarsi di fronte ad un lavoro come quello degli Spellblast era semplicemente la norma, anzi, eravamo tutti così abituati a veder pubblicato l'ennesimo gruppo power con tematiche fantasy che, ben presto, si arrivò alla completa saturazione. In quegli anni era difficile stabilire con certezza chi sarebbe andato avanti, animato da vera passione, e chi invece fosse salito sul carro del vincitore, senza avere quello spirito necessario per continuare. Il risultato lo si vede oggi: molte band non ci sono più, altre vivacchiano sul passato e, in generale, di nuove band legate al power metal se ne vedono sempre meno. Perché questo lungo preambolo? È presto detto: gli Spellblast sono una band nata nel '99, subito a ridosso dell'ondata di cui parlavamo, ma hanno continuato a perseverare nel tempo, arrivando a pubblicare un demo solo nel 2004, "Ray Of Time" e raggiungendo l'agognato debutto discografico proprio in questi giorni con "Horns Of Silence". C'è passione in questi ragazzi, non c'è dubbio, e si sente che suonano quello che amano, fregandosene delle mode e dei giudizi altrui. Dritti per la propria strada e se, per farlo, si rischia di impantanarsi in alcuni cliché del genere, pazienza. Sì, il debut album degli Spellblast è sicuramente ben fatto, ben suonato e piacevole da ascoltare, ma soffre un po' di quello che, purtroppo, è un problema diffuso: la band, volente o nolente, ripercorre strade ben note, sempre piacevoli e sicure, per carità, ma che tolgono quel brivido dell'imprevisto che, invece, al sottoscritto piace tanto. Poco male, comunque, soprattutto se siete dei fan del power metal più trascinante e ricordate con malinconia quei giorni in cui bastava sfogliare a caso una rivista specializzata per trovare una decina di nomi nuovi che ricalcavano le orme di Helloween, Blind Guardian e compagnia. Entrando nello specifico dell'album, "Horns Of Silence" è un piacevole lavoro di power metal tradizionale, che vanta però qualche accenno alla tradizione folk, componente che ben si sposa con le tematiche fantasy affrontate dai testi. A voler fare dei nomi di riferimento, oltre alle onnipresenti Zucche di Amburgo, possiamo citare qualche vago accenno ai Blind Guardian più melodici e ai Rhapsody (senza però la componente sinfonica dominante, dato che le tastiere fungono più da sfondo, lasciando il grosso del lavoro alle chitarre). Parlando del panorama italiano, poi, il nome più adatto per fare un confronto è quello degli Elvenking (lo stesso Damnagoras, il cantante degli Elvenking, partecipa come ospite in un brano) che hanno diversi punti di contatto con lo stile degli Spellblast. C'è da dire, comunque, che negli Elvenking l'importanza della componente folk è molto più elevata che negli Spellblast, che comunque restano principalmente una band di power metal tradizionale, ma comunque il paragone è abbastanza calzante. Tra le composizioni più interessanti possiamo citare l'iniziale "In The Name Of Odin", perfetto brano di apertura che schiaccia sull'acceleratore come un treno, ritagliandosi però dei simpatici momenti gioiosi che ricordano una versione metallizzata di una vecchia danza medievale; "Lost In The Forest", un'altra mazzata ultra-melodica con un bel lavoro alle tastiere, e soprattutto "Glory To The Gem" e "Goblin's Song", due brani catchy e ben strutturati che rendono al meglio lo stile degli Spellblast: la prima, infatti, parte quasi come una ballad e poi esplode in un tripudio 'rhapsodiano' di epica sinfonica; la seconda invece, con il suo ritmo saltellante e le sue melodie accattivanti rappresenta una ipotetica hit da concerto. Che altro aggiungere, quindi? Come ho già detto, in "Horns Of Silence" non troverete niente che un ascoltatore avvezzo al genere non abbia già ascoltato in precedenza, ma la qualità delle canzoni è sempre buona e la band suona con convinzione ed energia. Se siete dei fan sfegatati del genere ve li consiglio di cuore, in caso contrario, be', gli Spellblast probabilmente non vi faranno cambiare idea su un genere che non sopportate.

METALLIZED

Formatisi a Bergamo nel 1999 si affacciano per la prima volta nell’affollato panorama metal nel 2004 con il demo autoprodotto Ray of Time. Adesso gli SpellBlast giungono finalmente al loro esordio su full-length con questo Horns of Silence, sotto la Metal Crusade Records, in cui danno mostra del loro power che si muove tra connotazioni folk, atmosfere medievaleggianti e fantasy, che richiama alla mente altri gruppi nostrani come gli Elvenking -non a caso Damnagoras dà un piccolo contributo- e i Domine, e seppure in misura minore anche i danesi Manticora e Wuthering Heights, rispetto ai quali tuttavia risultano meno potenti ed aggressivi. Più che buona la prova tecnica dei sei ragazzi, con Jonathan in gran forma dietro al microfono e l’ottimo lavoro della coppia d’asce Luca e Claudio, oltre alla buona sezione ritmica di Xavier e Alberto e gli innesti tastieristici di Ivan, coinvolgente e soddisfacente la loro proposta, che riesce a trovare buoni compromessi tra melodia e potenza, facendo confluire nei nove brani velocità, tecnica, atmosfere folk e medioevali dalla precisa connotazione fantasy, anche se talvolta le liriche rischiano di risultare fin troppo banali e legate a cliché fin troppo consolidati. In the Name of Odin mette subito le cose in chiaro: ritmiche non troppo sostenute ma martellanti, ottimi chorus atmosferici e suggestivi ed un bel lavoro di tastiere e chitarre. Si prosegue con Lost in the Forest, altro bel brano in possesso di azzeccate aperture melodiche e di una certa aggressività, manifestata pure dalla presenza di un breve cantato in growl; invece Losing Reality è una vera perla, veloce ma molto melodica, con un bel finale in crescendo. La lunga Glory to the Gem inizia come un lentone acustico dalle connotazioni epiche e solenni per poi sfociare in una cavalcata in cui si respira a pieni polmoni un’aria eroica e medioevale, mentre Goblins’ Song mostra la faccia più folk e ancestrale del combo bergamasco in un power/folk che sembra prendere spunti dai Finntroll, mentre Legend of the Ice Wolf è una sorta di speed/power che si distingue per le sue ottime orchestrazioni e per la sua essenza fantasy. In Sign of the Unicorns -probabilmente il brano più convenzionale ma pur carino del lotto- fa la sua comparsa la brava violinista Marta, che inciderà in maniera più consistente nella successiva Resurrection, brano iper-veloce, ma in cui si tiene sempre d’occhio l’aspetto più melodico ed atmosferico. Infine, Knights of Darkness catapulterà l’ascoltatore in pieno Medioevo: un brano grintoso e veloce, sempre ricco di atmosfere folk e cambi di ritmo, quasi una summa della proposta di questa promettente power band italiana. Forse una produzione con un’impronta più heavy ed un songwriting meno legato a canoni e stilemi già percorsi e ripercorsi nella precedente decade e che nel contempo si permetta di osare maggiormente, magari insistendo maggiormente sull’aspetto folk, potrebbero essere i passi giusti da muovere nel prossimo futuro per gli SpellBlast, ma nel complesso Horns of Silence rappresenta di sicuro un buon punto di partenza per questa giovane metal band italica.

NIGHTFALL

Mon premier a un nom à coucher dehors. Mon second a une pochette qui ferait passer le visuel du premier album d’AIRBORN pour du grand art. Mon troisième fait dans l’heroic-fantasy digne du pittoresque Dar l’Invincible, ce film au scénario aussi ténu que la crédibilité de ses effets spéciaux. Mon quatrième nous vient tout droit d ‘Italie, cette nation qui a démontré crânement qu’il était possible de devenir un héro en recevant un coup de front dégarni. Avec tout ça, j’en vois déjà se gausser, avaler leur Despé ou leur Faro par le conduit inapproprié puis toussoter d’effroi, affirmant entre deux râles que mon tout est mauvais, ridicule, pauvre, plagiaire, invitant leur entourage MSNien à ne pas se faire entourlouper par ces touristes tout juste bons à nourrir le tout-à-l’égout. J’en vois d’autres aussi se montrer interloqués, titillés, chatouillés, touchés, souhaiter que mon tout soit tout sauf ça. Et ils auront raison. Car mon tout a tout pour plaire. Tout est relatif (toutefois). Ce premier album de SPELLBLAST est en effet surtout destiné aux amateurs de speed mélodique et épique comme un week-end de Toussaint sur une route brumeuse avec les enfants qui hurlent leur envie de jouer au foot sur la banquette arrière (SONATA ARCTICA, GAMMA RAY...). Mais toutes les clés ne se trouvent pas dans cette étiquette passe-partout. Encore moins sur le trousseau de passe-partout, d’ailleurs. Car les italiens incorporent quelques sonorités folkloriques qui font notamment penser à ENSIFERUM (« Legend Of The Ice Wolf »), bien que ce dernier ne touille pas sa tambouille dans le même faitout. « Horns Of Silence » ou l’étude de la condensation sur 45 minutes de la toute-puissance du speed mélodique en milieu favorable. SPELLBLAST extirpe son premier atout de la manche de sa cote de maille fraichement graissée après une courte intro qui nous rappelle que l’heroic-fantasy, c’est d’abord une longue marche semée d’embuches au cœur d’une forêt depuis belle lurette désertées par Bambi et ses amis tandis que des voix chuchotent des imprécations à faire s’ériger la chair d’un curé SM. Car c’est bien lorsque le timbre al dente de Jonathan Spagnuolo (bien veiller à l’appeler Jon sur le champs de bataille, c’est plus prudent) intervient qu’une idée germe dans notre esprit (pardon, le mien) : on va se régaler. Car Jon est loin des voix typiques de l’Italie. Son timbre est davantage chaleureux, à la finlandaise ai-je envie de dire, et sa justesse s’avère aussi parfaite que l’équilibre d’un funambule aimant la vie qui se promènerait au-dessus d’un précipice parsemé de piques à faire frémir un dé à coudre. Il faut dire aussi qu’il est servi par des lignes de chant réussies, intelligentes même, dans la mesure où elles évitent toute convenance. C’est ensuite que l’idée, de germe, passera à pousse vivace puis, pourquoi pas, haricot géant, mais là c’est pas obligé. Et dans ce cas, l’ogre nous assènerait « Lost In The Forest » et son refrain imparable (n’essayez pas), l’hymne dantesque tout feu tout flamme « Losing Reality » ou encore la pièce épique « Glory To The Gem ». A ce propos, on ne peut que féliciter SPELLBLAST d’assumer ainsi son penchant pour les pierres précieuses (lithophilie ?) tandis que RHAPSODY n’avait jamais osé déclarer sa flamme à son émeraude chérie, préférant la déclaration classique et peu risquée à la princesse se pâmant dans une agonie majestueuse. En tout cas, la gemme en question devait être vachement troublante tant cette compo s’avère géniale. Revenons à ce premier album de nos jeteurs de sortilèges. FINNTROLL nous avait autorisé à entr’apercevoir ce qui compose les réjouissances en milieu Troll et plus particulièrement le menu concocté par leur cuistot, menu qui nous concerne d’ailleurs directement. RHAPSODY avait apporté quant à lui son propre témoignage d’une célébration chez les amis de Gimli et Sarkozy. SPELLBLAST contribue à enrichir notre bestiaire fantastique avec son compte rendu pour le moins étonnant de la vie au sein d’une fanfare Gobeline. On doit en tout cas bien s’y amuser si l’on se réfère à la qualité de ce titre heavy et folklorique à la fois. Même topo pour « Legend Of The Ice Wolf », morceau on the rock où l’on a droit à une belle démonstration de ce que peuvent donner des mélodies aérées sur une rythmique entrainante (quel refrain !). Sur le court et direct « Resurrection », c’est BLIND GUARDIAN qu’on devine, aussi bien dans la rythmique plombée comme une dent d’ado élevé au Sunday caramel que dans le chant. Enfin, après une courte intro symphonique, « Knights Of Darkness », au lieu de miner l’ambiance avec son histoire d’obscurité scélérate et de mort teigneuse, dépote et oblige à se repasser cet opus dans les plus brefs délais. Et pour clouer le bec aux esprit chagrins qui viendront nous ressasser au creux de l’oreille que la prod doit tout gâcher - la prod doit tout gâcher - la prod doit tout gâcher - la prod doit tout gâcher, il suffit qu’ils jettent l’oreille accompagnée de son creux sur « Horns Of Silence » pour constater que ce nouveau venu de nulle part n’a pas une seule seconde eu envie de se moquer de nous. C’est du tout bon : guitares écrasantes, orchestrations de qualité, chant bien mis en valeur, batterie explosive. SPELLBLAST ne manque pas d’audace, lui qui ose nous sortir un « Horns Of Silence » à ce point excellent. Chanteur charismatique, guitaristes et bassiste inspirés, batteur impeccable, le premier album des italiens est aussi la découverte de musiciens talentueux. Un premier album que l’on se serait davantage attendu à découvrir il y a cinq ou six ans, au moment où les ressortissants italiens quémandaient l’asile politique dans les bacs du monde entier (les gourmands). En tout cas, ce jeune prodige arrive à point nommé (Mike Tyson nous le répète inlassablement : on ne nomme pas assez ses points). Je ne ferai pas tournebouler le tout-venant en déclarant en un tournemain que SPELLBLAST est la formation de speed mélodique de tous les amateurs de speed mélodique, et de heavy itou. La ritournelle ne conviendrait pas à certains tant l’esprit heroic-fantasy se montre touffu. Quand bien même, en dépit d’un premier et d’un second peu folichons, mon tout est vraiment très bon. Tout simplement. Quel toupet !